Cagliari capoluogo della cultura: …tante occasioni mancate!

Il 2016 si è appena concluso e con il senno di poi e fuori da critiche ideologiche, facciamo un consuntivo in merito alla mancata valorizzazione funzionale dei beni del nostro capoluogo regionale. Mi soffermo solo su alcuni, ma l’elenco potrebbe essere più lungo e articolato.

  • Tuvixeddu: E’ un parco davvero atipico nel suo genere, infatti è presente solo sulla carta in quanto non è assolutamente un parco archeologico, come dovrebbe essere, ma un semplice e costosissimo “non-luogo” ambientale/identitario, nel quale far fare i bisogni ai propri animali da compagnia o consentire a qualche residente pensionato (pochi per la verità) di fare una passeggiata. A conferma di questo ricordo che la gestione del sito è affidata al Verde pubblico dell’Assessorato all’Ambiente del Comune di Cagliari, non alla Cultura o al Turismo. L’area è decisamente anonima e spoglia, genera sconforto e smarrimento non vi sono cartelli illustrativi e indicazioni plurilingue. L’impianto di illuminazione è da mesi quasi totalmente fuori uso. Peraltro basterebbe solo cambiare le lampade, così come più volte segnalato. Non vi è un servizio di accompagnamento o di guida, nè tanto meno un luogo dove prendere un caffè, una bibita, un prodotto tipico o acquistare qualche souvenir o pubblicazione sul sito. Non Vi sono parcheggi per le auto tanto meno cartelli di segnaletica che indichino come giungere al sito. Vista l’impossibilità di accedere con i pullman da via Falzarego, attuale anonima porta di ingresso al Parco, non si comprende perché non venga aperto un ingresso da via Is Maglias dove tra l’altro si risolverebbe anche il problema dell’accessibilità e dei parcheggi. Pur avendo pagato profumatamente tutta l’area la collettività di Cagliari , ma tutti i sardi più in generale (vedasi arbitrato RAS/Cualbu), sembrano masochisticamente contenti di questo stato di cose. Ovvero non avere un parco funzionale, tanto meno aver ottenuto un risparmio di spesa, anzi…si è speso tanto per poter visitare (male) meno di un decimo delle restanti aree che vanno dal Canyon alla Villa Mulas, dall’area dell’ ex fabbrica della calce e da vico II Sant’Avendrace, all’area dell’ex cantiere Cocco in via Sant’Avendrace. Per non parlare poi dell’area che da Via Asiago si rivolge al cosidetto “catino”, lambendo l’ex villino Serra, l’ex Villa Laura (Dove vi sono altre decine di tombe puniche e romane da ripulire da rifiuti vari)  per terminare alla galleria di Sant’Arennera e alla sovrastante area dei depositi dell’ex cementeria. Fra l’altro vi sono anche decine di grandi cavità visitabili che sono molto suggestive e che potrebbero essere messe in sicurezza e rese visitabili non solo a Tuvixeddu, ma anche in Via Vittorio Veneto e alla fine di Via Bainsizza, proprio sulla sommità di Tuvumannu. Si pensi solo un attimo se questi beni fossero stati resi fruibili per davvero quali e quanti benefici avrebbe ottenuto la nostra città. Vista la sua unicità questo sito potrebbe essere inserito fra i Monumenti dell’UNESCO. Perché le autorità non si attivano in tal senso?
  • Per firmare la petizione cliccare qui a lato: https://www.fare.progressi.org/petitions/valorizziamo-l-area-archeologica-di-tuvixeddu?bucket&source=facebook-share-button&time=1481796967
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  • Laguna di Santa Gilla. Sito di interesse comunitario di fatto inutilizzato, almeno come risorsa turistica e produttiva sostenibile dove regna anarchia e un fantomatico organo di gestione intercomunale. Sono stati spesi centinaia di milioni di vecchie lire per fare camminamenti (dove ora passano auto e furgoni vedasi il tratto di sentiero che da Maramura porta a Capoterra e a Macchiareddu), bonifiche e un grande centro di accoglienza e di osservazione dell’avifauna a Grogastu in località Terra e Olia (oggi in completo abbandono) e non si è speso un euro per valorizzare uno dei siti più antichi del cagliaritano, “Cuccuru Ibba” che per le sue caratteristiche rappresenta un vero e proprio unicum di una cultura legata non tanto o non solo alla pastorizia ma soprattutto alla pesca, all’utilizzo delle risorse lagunari fra cui il sale e alla lavorazione e commercializzazione dell’ossidiana portata dal Monte Arci.
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  • La torre della IV Regia. Pur essendo stata recentemente restaurata è stata modificata la struttura originaria. Infatti e’ stata inspiegabilmente rimosso il basamento su cui vi era una iscrizione di marmo fatta apporre da Donna Costanza Contivecchi sul quale vi era una croce di legno rubata a pezzi in questi anni. Oggi tutto questo non c’è più e nessuno se ne preoccupa, nonostante i nostri appelli in tal senso. Chi avrebbe dovuto controllare su questi lavori?
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  • Stazione di Posta di via dei Valenzani di fronte all’ipermercato dove insiste un antico edificio che, nonostante sia formalmente tutelato, non è mai stato fatto oggetto di alcun tipo di intervento di restauro, consolidamento o recupero e nel frattempo con l’incuria continua la sua lenta ma inesorabile distruzione. Dovendo continuare questo stato delle cose sarà inevitabile che fra qualche anno si potrà perfino costruire sopra rimuovendo le macerie.
  • Grotta della Vipera Le indicazioni dei cartelli informativi non sono corrette e vi sono delle macroscopiche sviste, più volte segnalate… Altro che fiore all’occhiello di Cagliari, luogo che a detta del Canonico Spano per la sua importanza e suggestione avrebbe meritato ”Cancelli d’oro”. Per la visita al sito è previsto il prezzo di un biglietto di un euro per vedere… il guano dei piccioni! Battute a parte, Vi fosse almeno la possibilità di scendere all’interno del sepolcro tutto avrebbe un senso. Così come ci si dovrebbe preoccupare di consolidare la parete sovrastante il sepolcro , da cui periodicamente e pericolosamente si distaccano pezzi di roccia calcarea e di mettere almeno una rete trasparente per impedire ai volatili di avere accesso all’interno della cavità. Perché non si organizzano degli eventi periodici con visite in costume di epoca teatralizzate?
  • Area archeologica presso il parco di Monte Claro dove nel 2013 venne scoperta una tomba punica con corredo funerario grazie a uno scavo d’urgenza effettuato dall’Archeologo Nicola Dessì con l’Associazione Amici di Sardegna e dove a poche decine di metri potrebbe esservi altra testimonianza archeologica ben più antica (area sacra, pozzo o fontana per il culto dell’acqua) forse legata alla civiltà di Monte Claro o alla civiltà nuragica. In questi luoghi non è stato apposto neanche un cartello informativo.
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  • Città giudicale di Santa Igia Area di San Paolo Santa Gilla. Il Comune si preoccupa di realizzare infrastrutturazioni e urbanizzazioni e non si è mai preoccupato di evidenziare le poche vestigia rimaste della leggendaria città di Santa Igia apponendovi dei cartelli informativi con delle possibili ricostruzioni della cinta muraria della città e dei suoi importanti edifici e trascurando l’unica chiesa di Cagliari presente nel periodo giudicale ancora esistente: San Pietro dei pescatori, soffocata dalla selvaggia urbanizzazione dell’area.
  • Fortino di Sant’Ignazio. La struttura che sovrasta il borgo di Sant’Elia è in totale abbandono. Gli ultimi lavori di “restauro e consolidamento”, effettuati fra gli anni 1898/91 si sono rivelati, devastanti almeno per quanto riguarda il bastione casamattato sud, dove nel vano tentativo di ricercare la cisterna, si è svuotata la struttura della pavimentazione arrecando una sconsiderata alterazione alla fisionomia della struttura così come nei parapetti dove addirittura i merloni hanno subito una alterazione dell’inclinazione originale dei paraschegge Peraltro tutta la cinta muraria necessita di urgenti lavori di consolidamento.

E infine una proposta…

perché non creare nel 2017 un gruppo di lavoro indipendente, intersettoriale,  che non sia costituito dai soliti e onnipresenti nomi per affrontare in modo unitario questi siti realizzando un modello di gestione partecipata, diverso e magari vincente?

Roberto Copparoni

presidente di Amici di Sardegna e della Pro Loco di Cagliari

 

 

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